Culturability

Ferrari sulla promozione della lettura in Italia

Gian Arturo Ferrari è Presidente del Centro per il libro e la lettura dall’ottobre 2009, ossia da quando il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha ridefinito la missione e l’organizzazione della struttura. Classe 1944, Ferrari lavora da tempo nel settore dell’editoria. Dopo un primo inizio di carriera in ambito universitario, è stato assistente dell'editore Boringhieri e in seguito Direttore della Divisione Libri Rizzoli. Dal 1997 al 2009, ha guidato la Divisione Libri del Gruppo Mondadori.

 
Il Centro per il libro e la lettura ha di recente presentato un Rapporto sull’Acquisto e la Lettura di Libri. Quale immagine del Paese ci consegna?
Il risultato più interessante che emerge, e che in larga misura già ci aspettavamo, è l´esiguità del numero di lettori. Due terzi degli italiani adulti non comprano e non leggono libri. Un dato preoccupante che conferma l’arretratezza del nostro Paese ed evidenzia la necessità di investire in cultura per favorire la crescita economica e sociale.  Un investimento che deve tradursi soprattutto in un supporto concreto per la diffusione della lettura, che credo rappresenti la porta di accesso prioritaria alla cultura.

Crede che in Italia esista un problema di accesso alla cultura?
La risposta è allo stesso tempo sì e no. Dal punto di vista formale, lo Stato e la Costituzione garantiscono questa possibilità e, quindi, la replica dovrebbe essere negativa. Tuttavia, esiste un problema fattuale poiché non si fa nulla per accrescere il numero, non alto, di italiani che si avvicinano alla cultura.  

I due obiettivi principali con cui è stato ricostituito il Centro per il libro circa un anno fa sono conferire valore sociale alla lettura e allargare la base dei lettori. Su quest’ultimo punto, per passare in un decennio dagli attuali 4 ai 5 milioni di lettori abituali di libri - così come ci si era proposti - sono stati compiuti dei passi in avanti con le vostre attività?
Come Centro per il libro, intendiamo affrontare il problema dalla base, la politica migliore a nostro avviso è far entrare in contatto con i libri la parte più ampia possibile della popolazione. Nel corso di questi mesi, abbiamo cercato di lavorare in questo senso fra grandi ostacoli. Ostacoli e problemi che sono stati sia finanziari ed economici, ossia i tagli dei finanziamenti, sia sono stati il mancato impegno dello Stato nel favorire gli investimenti dei privati a sostegno del Centro e della lettura. Mentre un soggetto privato può creare una Onlus o detrarre fiscalmente una devoluzione per beni artistici, non può fare la stessa cosa per donazioni volte a promuovere la lettura. In questo modo, si finisce per allontanare investimenti importanti. Si tratta di un problema non solo economico, quello che serve è un mutamento profondo che porti a considerare la cultura in maniera differente.

Che cosa intende esattamente?
Il rapporto tra Stato e cultura è una sorta di monopolio in Italia, ereditiamo dal passato una gran massa di beni culturali per la cui tutela si spendono molti soldi. L’altra parte dei fondi disponibili sono destinati a quelle che il Ministero chiama le “attività culturali”, ossia il cinema e il teatro. La lettura e i libri rappresentano qualcosa di più astratto, non sono un bene, ma un’entità ben più difficile da tutelare e sviluppare. Per questo, finiscono per essere trascurati, manca una tradizione statale di loro tutela. Da questo punto di vista,è necessario colmare un ritardo legislativo e normativo (si veda il discorso delle donazioni dei privati), promuovendo allo stesso tempo un mutamento culturale che porti a considerare la lettura e la sua diffusione come questioni prioritarie.

Che cosa intende per valore sociale del libro?
Il valore sociale sta nel fatto che la lettura è necessaria per vivere e conoscere il mondo contemporaneo, per comprendere se stessi e la realtà che ci circonda. Riconoscere al libro un valore socialmente apprezzabile, significa impegnarsi di conseguenza per accrescere la cultura del libro e la diffusione della lettura.

Le nuove tecnologie e strumenti come gli e-book possono contribuire ad allargare la base dei lettori?
Se una persona non legge è difficile che inizi a farlo con un’iPad. A mio avviso, quindi, le nuove tecnologie non incideranno nel breve periodo sulla base dei lettori. Tuttavia, nel corso di una ventina d’anni, la maggiore accessibilità ai contenuti dei libri, consentita da questi strumenti, sarà un potente mezzo per far crescere la lettura. Non dimentichiamo che l’invenzione della stampa fu un forte agente di promozione della lettura, perché consentiva una drastica diminuzione dei prezzi. Lo stesso avverrà con queste nuove tecnologie che, riducendo i costi della lettura e dei libri, finiranno per favorirne la diffusione. Può sembrare una questione banale ma, fatta eccezione per i prodotti di lusso, alla gente piace spendere meno. Magari, in futuro si svilupperà un mercato dei “libri di lusso” in versione cartacea e a prezzi elevati, ma tutto questo non ha nulla a che fare con il problema dell’accesso del quale abbiamo parlato fino a ora…

(L'immagine in alto "Il Maggio dei Libri" è il logo della campagna nazionale di promozione della lettura, lanciata dal Centro per il Libro, che partirà il prossimo 23 aprile, Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore)

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