Se in Italia si legge poco
Dai dati una conferma negativa: in Italia pochi lettori nessun investimento sul “valore sociale del libro”
Sono stati presentati lo scorso mercoledì, presso la Biblioteca Casanatense di Roma, i primi dati del “Rapporto sull’Acquisto e la Lettura di Libri” commissionato dal Centro per il libro e la lettura alla Nielsen Company. Dalla ricerca, relativa al trimestre ottobre-dicembre 2010, emerge un’immagine poco incoraggiante dell’Italia, in cui solo un terzo della popolazione di età superiore ai quattordici anni legge e compra almeno un libro all’anno. Come prevedibile, gli acquirenti sono in prevalenza laureati o diplomati che risiedono tra il Nord e il Centro Italia e hanno un profilo giovane (25-34 anni). È interessante l’interprestazione che è stata fornita di questi dati da parte di Gianarturo Ferrari, presidente del Centro per il libro e la lettura, nel corso della presentazione e in un’intervista rilasciata ieri a “La Repubblica”.
Il Rapporto sull’Acquisto e la Lettura di Libri: solo un terzo degli italiani compra almeno un libro l’anno
L’analisi condotta dalla Nielsen conferma e integra i dati già emersi dalle rilevazioni Istat sulla lettura, in particolare quelli del rapporto di gennaio 2011 “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” che offriva un quadro d’insieme di diversi aspetti della realtà economica, sociale, culturale. Al di là degli aspetti che differenziano le due rilevazioni – quella della Nielsen ha modalità nuove, innanzitutto perché ha una cadenza trimestrale che dovrebbe incrementarne l’attendibilità – entrambe forniscono il ritratto di un Paese in cui si continua a leggere poco. Da ottobre a dicembre, solo 17 milioni di italiani hanno acquistato un libro e scendono a 16,8 milioni quelli che hanno effettivamente letto almeno un volume.
L’acquisto di libri cresce in base al livello di istruzione e alla fascia di reddito: più gli individui sono preparati e benestanti, maggiore è la predisposizione all’acquisto. Inoltre, il numero di acquirenti e lettori diminuisce sensibilmente al sud, in particolare la Calabria – alla quale è dedicato una sezione apposita nel rapporto della Nielsen - è una delle regioni più problematiche (solo il 6% della popolazione ha acquistato più di 3 libri nel trimestre, contro la media nazionale del 13%). Da qui anche la decisione della Regione di avviare, in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura, un progetto sperimentale di promozione della lettura. Dal punto di vista di genere, il comportamento di acquisto è prevalentemente femminile, sebbene su internet siano gli uomini a comprare di più.
I problemi: l’esiguità della base dei lettori e le disuguaglianze culturali e sociali
Se questi sono in estrema sintesi i dati, resta da capire quale immagine del Paese ci consegnino. Partendo dall’evidenza che il problema è l’esiguità della base dei lettori, i dati ci raccontano un’Italia dove le disuguaglianze culturali e sociali sono destinate ad acuirsi giacché continuano a leggere in maggioranza solo i soggetti che appartengono alle fasce già meglio istruite e più ricche. In questo senso, sembra mancare in Italia la consapevolezza del valore del libro e della lettura come strumenti per accrescere cultura e competenze individuali, aprendo nuovi campi di opportunità e libertà. Da ciò, deriva la totale assenza di politiche e di un modello di promozione della lettura.
A tale proposito, nel corso della presentazione Rapporto e in un’intervista a “La Repubblica” di ieri, Gianarturo Ferrari denuncia la totale miopia da parte dello Stato, ma anche dei privati e delle imprese, verso il valore sociale del libro e il totale disinteresse ad allargare il numero dei lettori con politiche di intervento ad hoc. Le radici di questa chiusura sono ricondotte dal Presidente del Centro per il libro a una concezione della cultura intesa come patrimonio di un’elite in un’ottica esclusiva ed escludente. Come ricorda Ferrari nell’intervista, “i lettori sono coloro che sono venuti a contatto continuamente con i libri. Da qui il proposito di mettere a contatto con i libri tutti gli italiani, indipendentemente dalla classe di appartenenza, che nelle abitudini di lettura continua a incidere troppo. Basterebbe seguire il futuro lettore dalla nascita, e accompagnarlo per un pezzo della sua carriera scolastica”.
Anche per raggiungere questi scopi, ossia conferire valore sociale al libro e allargare la base dei lettori piccoli e grandi, era stato fondato all’inizio del 2010 il Centro per il libro e la lettura. Tuttavia, dichiara Ferrari, la mancanza di risorse da parte dello Stato e degli editori, oltre che un clima generale di disinteresse tanto vero il libro quanto verso la cultura in generale, sembrano averne, almeno momentaneamente, ridimensionato il raggio d’azione e le potenzialità.